LA GEOLOGIA

Geologia3_imgIl Monte Amiata, (1.738 m s.l.m.), è un rilievo di natura vulcanica compreso nelle provincie di Siena e Grosseto. Si è imposto su terreni prevalentemente argillosi il cui limite è compreso tra 600 – 1000 m.
La coltre lavica amiatina copre un’area di circa 80 kmq e costituisce un importante serbatoio idrico sia per qualità che per quantità. Nascono dall’Amiata i due maggiori corsi d’acqua della zona: i fiumi Fiora e Paglia.

Il cinabro appartiene alla famiglia dei solfuri le cui caratteristiche peculiari sono rappresentate da un legame prevalentemente covalente e non ionico come nella gran parte dei minerali.
Le caratteristiche fisiche del cinabro sono:
Densità 8,07 – Durezza 2,5 – Riflesso adamantino – Colore rosso violaceo.
Il cinabro, solfuro semplice di Hg, è un minerale di genesi idrotermale di bassa temperatura, cristallizza in lamelle ma è quasi sempre microcristallino. La struttura è trigonale trapezioedrica simile a quella del cloruro di sodio distorta dovuta alla formazione di catene HgS – HgS che si svolgono a zig – zag.

L’AMIATA E IL MERCURIO

Amiata_Mercurio3_icoIl mercurio, unico metallo liquido a temperatura normale, sin dall’antichità più lontana, ha suscitato curiosità e interesse. In particolare fu al centro della curiosità e dell’interesse dell’alchimia, una disciplina teorica e applicata, che aveva per fine precipuo la trasformazione dei metalli vili in metalli preziosi.
L’alchimia conobbe la sua stagione più florida durante il medioevo e fino al rinascimento, quando però dovette lasciare il posto alla chimica che, pur raccogliendone l’eredità, seppe marcare delle profonde e insanabili rotture.

L’Amiata vive dentro i suoi antichi castelli sino alla seconda metà dell’800 quando incomincia una lenta rivoluzione industriale con l’apertura delle miniere di mercurio. La sua storia, nel secolo XX, è la storia dei rapporti mutevoli fra una società arcaica definita “un’isola in terra ferma” e un’industria che cambierà i vecchi e secolari equilibri economici e che farà nascere divisioni e scontri ideologici, ma che non intaccherà il forte senso di identità e di radicamento della sua gente alla terra e alle tradizioni.

STORIA DI UNA MINIERA

Storia7_imgDall’inizio dell’ottocento le miniere dell’Amiata assieme a quelle spagnole di Almaden e a quelle slovene di Idrija hanno sfruttato i principali giacimenti di mercurio nel mondo. Il 20 giugno 1897 fu fondata a Livorno da Vittorio Emanuele Rimbotti in associazione con uomini d’affari tedeschi la Società Anonima delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata che, nell’agosto dello stesso anno, dopo aver acquistato terreni in località Le Lame e l’Ermeta, avviò la costruzione dello stabilimento metallurgico.

Il 31 gennaio 1899 con l’accensione dei primi forni entra in attività la miniera di Abbadia San Salvatore. Allo scoppio della prima guerra mondiale in miniera si lavorava a ritmi elevatissimi. La produzione venne requisita dalle autorità militari. I tecnici tedeschi partirono da Abbadia e il controllo finanziario e direzionale della Monte Amiata passò totalmente in mani italiane (la Banca Commerciale Italiana). Dopo la guerra la Monte Amiata venne a beneficiare di una solida situazione finanziaria. Con il passaggio della guerra, nel 1944, la produzione venne dimezzata anche a causa dei danni subiti dagli impianti: furono distrutti tutti i forni Spirek, la cabiona di trasformazione e le installazioni dei pozzi. Fortunatamente la centrale idroelettrica e buona parte del materiale e delle attrezzature, opportunamente occultati, si salvarono. Nel 1946 l’attività produttiva della miniera raggiunse nuovamente i valori d’anteguerra con 30.000 bombole prodotte e l’impiego di circa 950 operai.

Intorno al 1969-70, si aprì una crisi del mercurio a scala mondiale. Essa fu causata principalmente da motivi ecologici e da una più diffusa consapevolezza degli effetti inquinanti dell’impiego del mercurio nell’industria chimica. Ciò fece scattare, nelle nazioni industrialmente più progredite, l’emanazione di norme assai restrittive riguardo all’uso del minerale. Ne derivò un’intensa ricerca di prodotti sostitutivi. Al rischio ecologico si aggiunse l’arrivo di nuovi produttori, principalmente paesi in via di sviluppo, in grado di praticare prezzi di vendita molto bassi e quindi assai concorrenziali. A causa di queste difficoltà l’intero bacino mercurifero del Monte Amiata, compresa la miniera di Abbadia San Salvatore, cessò definitivamente la sua attività nel 1972.

IL LAVORO IN GALLERIA

Il_lavoro_in_galleria3_imgDalla miniera uscivano i vagoni contrassegnati da apposite medagliette. Essi contenevano o terre sterili o terre mineralizzate. Quelli con gli sterili erano inviati ai silos. Da qui le terre venivano trasportate con i camion alle discariche. Il minerale invece, seguendo altri binari, iniziava il suo percorso verso i forni. I vagoni venivano ribaltati con un rovesciatore su un vaglio; il minerale fino passava subito su un nastro trasportatore, mentre quello grosso, arrivava ad un frantoio dove veniva ridotto in pezzi per ottenere la pezzatura idonea. Il nastro trasportatore, alla base dell’impianto di frantumazione, alimentava gli asciugatoi che essiccavano il minerale. Tutta l’operazione era meccanizzata, perciò erano sufficienti per la sorveglianza di tutto l’impianto tre operai: uno al vaglio e due agli asciugatoi. Da qui il minerale, tramite nastri, raggiungeva i silos di alimentazione, infine veniva distribuito nei forni da un “capestano”.